Da sessant'anni si celebra oggi una festa nazionale: Il 25 Aprile è l'anniversario della liberazione dell'Italia dalle truppe nazi-fasciste, che l'hanno violentata tragicamente negli anni della guerra, portataci dal cupo ventennio dittatoriale.
Questa data è entrata da così tempo nei nostri calendari e abitudini che qualcuno già la definisce "morta" e altri ancora si ostinano a chiamarla "di parte" o pensarla come un stanco festeggiamento primaverile, in cui preoccuparsi più delle grigliate che della celebrazione in sè.
Quale significato assume ai nostri giorni? Perchè richiamarla ora qui e invitare tutti a ricordare perchè la si festeggia?
A parte la solita retorica dei tempi difficili che affrontiamo, c'è un significato che in tutte le epoche vale la pena di richiamare, e cioè quello della libertà.
Lo stesso significato che ha cercato di ricordare oggi a Milano il presidente della Camera
Laura Boldrini, portando come documento fondamentale, quel libro che credo debba essere nella casa di tuttti gli italiani, se non lo è già:
Lettere di condannati a morte della resistenza.
E' un libro "scritto con la vita di tante persone" che ha in se tutte le motivazione profonde per cui da lì a poco si sarebbe fatta la nostra Repubblica e scritta la nostra Costituzione. La motivazione di una liberazione che non fu affatto di parte, anche se scritta da alcune persone, spesso giovani, così giovane la loro età e la speranza che li animava di un futuro migliore per il nostro Paese.