Visualizzazione post con etichetta Maregrosso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Maregrosso. Mostra tutti i post

giovedì 22 maggio 2014

Maregrosso 2.0. Racconto dell'iniziativa di Unidea.

Riportiamo il commento e il racconto della passeggiata organizzata dall'associazione studentesca Unidea a Maregrosso il 12 maggio scorso. Con un po' di ritardo, ma condividiamo i propositi e la volontà di valorizzazione di un'importantissima area della città di Messina rimasta finora all'oscuro dei riflettori pubblici. (Avevamo già dato notizia e appoggiato i progetti di rivalorizzazione della Casa Cammarata).

                                                                         (altre foto qui)

(Vai al link)
Via Don Blasco, zona Maregrosso, è una delle gemme di Messina, nascosta dalla rete ferroviaria. Attraversare il cavalcavia sovrastante la stazione centrale catapulta in una dimensione letteralmente parallela, a soli 500 mt da Piazza Cairoli. Sulla biforcazione tra via San Raineri e via Don Blasco la vista del visitatore è inevitabilmente colpita dalla bellezza di un inaspettato panorama: il mare scintillante, lo stretto e, sulla sinistra, la penisola di San Raineri; sulla destra un’ampia spiaggia e qualche pescatore inattesa.

mercoledì 17 aprile 2013

Zona Cammarata II

Perchè la valorizzazione del territorio è ciò che dovrebbe competere ad un'istituzione democratica che ha come centro la comunità messinese. 


Maregrosso: venti minuti a piedi da Piazza Cairoli, due passi dal centro cittadino. Una cortina di ferro(via) separa la città dal suo mare, capannoni ormai vuoti dell'ex aree Zir e Zas la separano dalla città "bene". Eppure al suo interno ospita e ha ospitato edifici dell'Università (veterinaria), l'ex mattatoio comunale e oggi canile, numerosi locali alla moda e per divertimento, supermercati e quelle opere umane che per quasi un secolo hanno caratterizzato la superficie di Messina dopo il terremoto del 1908: le baracche. Proprio di una di queste si tratta, oovero di un manufatto abusivo che come tanti altri ha ospitato i figli della messina che fù, le loro vite, i loro lavoretti precari e spesso illegali. Solo questo basterebbe per preservare qualcuna di queste come museo storico alla futura memoria della messina del '900. Ognuna di queste abitazioni, più di quelle che abitiamo ora, erano il frutto diretto e quotidiano degli sforzi di quella gente, che non riposava un attimo pur di ritoccare, ringrandire e rendere quelle catapecchie delle regge. E' proprio quello che fece dal dopoguerra fino alla sua morte, il Cavaliere Cammarata, che in un angolo della Maregrosso degli anni '50, creo mattone dopo mattone il suo piccolo mondo. E lo arricchì con quello che trovava intorno a se in quel mondo sotto-proletario e con le opere della sua fantasia.